Le due ragazze stavano sedute sul prato una di fronte all’altra, mentre parlavano fittamente e sottovoce.
Rachid avrebbe voluto parlare di quell’amore verso un ragazzo francese così lontano e differente dal suo mondo, che era composto solo di casa e di ubbidiente sottomissione. Se avesse tentato di rompere quell’omertoso silenzio coi genitori, sapeva che forse avrebbe perso quella piccola frattura da dove ogni giorno fuggiva per vivere una vita diversa.
“No! Non posso perdere i contatti con un mondo tanto dissimile da quello nel quale sono racchiusa” si diceva ferma e testarda, perché l’ostinata determinazione a conseguire la laurea in letteratura francese e spiccare il volo verso l’insegnamento universitario era troppo forte per rischiare la scomparsa dei suoi sogni.
“Devo convincere Farida che dopo la laurea non posso più stare chiusa fra le mura di casa. Ma Mio padre, Kaddour, accetterà di perdere il suo potere su di me?” era l’altra domanda carica di angoscia che si ripeteva tutti i giorni come un mantra ricco di sfumature sconosciute.
L’amore era sbocciato sul treno che tutti i giorni la trasportava da Sevran verso la Sorbonne, ma doveva rimanere nascosto, occulto tra le pieghe della sua mente.
Le sembrava strano che nel duemila due giovani dovessero ancora nascondere quello che il loro cuore diceva chiaramente per non incappare sotto la scure dell’emarginazione.
Claude viveva nella periferia di Parigi servita dalla linea B che riportava a casa Rachid tutte le sere. Viveva in un mondo dove l’ostilità verso gli emigranti delle ex colonie africane era palpabile come una statua del Louvre. Però lui si sentiva diverso, percependo quella cappa di odio come una gabbia senza potere gridare a squarciagola la sua protesta.
Aveva notato quella ragazza dai tratti inconfondibili, riservata e schiva, sempre sola sul treno che lo riportava nel suo ghetto di Saint-Denis, mentre lei scendeva per prendere la linea verso Sevran.
Odiava quel posto, odiava quei compagni sempre pronti a menare le mani, a compiere azioni punitive verso i coetanei dal viso olivastro e capelli crespi. Sperava di finire presto il Politecnico e fuggire altrove, ma adesso doveva rimanere lì a fingere di essere d’accordo con gli altri per non restare tagliato fuori.
L’aveva vista di sfuggita verso novembre dell’anno precedente per poi perderla di vista e dimenticarla lentamente finché non l’incrociò di nuovo nel maggio seguente.
Subito si scambiarono timidi sguardi come cuccioli smarriti nella grande città, ma nessuno dei due osava cominciare un dialogo.
Accade quello che avevano sognato di urtarsi a vicenda, di chiedersi scusa e scambiarsi i numeri di telefono.
E cominciarono i primi dialoghi appena sussurrati, le occhiate piene di tenerezza, lo sfiorarsi pudico dei corpi. Era uno strano balletto ricco di messaggi nascosti, ma entrambi avevano il terrore che qualcuno potesse vederli in una intimità più accentuata. Questo non doveva accadere.
Adesso Rachid voleva parlarne con l’unica persona che avrebbe capito le sue sensazioni, ma non riusciva a trovare il giusto momento per svelare il suo segreto.
“Non ti ho vista mai parlare con un compagno di corso” le chiese cambiando bruscamente discorso “Hai forse il ragazzo in America?”
“Il ragazzo?” rispose Lucy guardandola divertita “Il ragazzo? No!. Sono single e il mio cuore è solitario. Al momento gli uomini sono banditi come alieni. Tu, piuttosto, come sei messa?”
Rachid comprese che poteva iniziare a parlare di lei, di Claude, di tutti i problemi connessi alle differenze culturali e religiose.
Non era facile superare quel muro di Berlino che la separava dal resto del mondo. Quello reale era caduto fragorosamente nel 1989, ma questo virtuale era inviolabile e resisteva imperterrito a tutti gli attacchi.
Lei si sentiva francese ma la Francia sembrava negarsi perché doveva superare tanti pregiudizi.
Però era in casa che le pesava di più la sua condizione di donna, perché suo padre era rimasto fedele alle tradizioni nonostante fosse emigrato da oltre trent’anni. Lui sognava di ritornare ad Algeri a godersi il meritato riposo dopo tanto lavorare e tante ingiustizie patite. Questa prospettiva l’atterriva e le toglieva il sonno.
“Ho conosciuto Claude, un ragazzo francese” cominciò così la sua confessione “Però ci divide la religione, lui è cattolico, io mussulmana, le tradizioni, le famiglie…”.
“Ne sei innamorata?” le chiese Lucy interrompendola.
“Ma forse ho usato la parola sbagliata. Sei attratta da lui o è solo simpatia?” aggiunse consapevole di avere violato la privacy.
“Non so. Non riesco a decifrare dentro di me le sensazioni” riprese Rachid diventando rossa in viso “E’ la prima volta che percepisco emozioni per un uomo. Finora li ho visti solo di sfuggita, come pioggia che scivola leggera sulla pelle. Quindi non so come definire il sentimento che provo”.
Lucy la osservò come si poteva guardare una persona diversa da sé, ma meritevole di attenzione.
“Uhm!” mugugnò senza riuscire a trovare le parole che si erano inceppate nella bocca.
“Ben strano è il quesito da risolvere.” proseguì percependo il silenzio di Rachid come lo stimolo a continuare a parlare.
“Ti senti attratta da un uomo che conosci superficialmente o quanto meno lo conosci in termini vaghi. Però percepisci che qualcosa si sta modificando dentro di te. Forse vedi in Claude un modo di evadere dal tuo mondo e da qui la molla che ha fatto scattare l’innamoramento”.
Lucy trasse un profondo respiro prima di proseguire.
“Senza ombre di dubbio le tue paure per le diversità hanno un fondamento concreto che non devi sottovalutare. Mi ricordano tanto gli amori tra un bianco e una nera in America, dove apparentemente non si sono disapprovazioni od opposizioni manifeste, ma poi nel reale finiscono con l’essere emarginati da entrambe le comunità”.
Rachid annuiva ascoltando le parole di Lucy, perché erano proprio queste incertezze a frenarla, ma comprendeva anche che i suoi sentimenti verso Claude travalicavano il semplice stimolo di evasione da un mondo chiuso e tetragono alle novità.
Il sole cominciava a declinare ed era il momento di avviarsi verso Sevran.
Ci sarebbe stata un’altra occasione per discutere più a fondo della questione, perché il ghiaccio era stato rotto.
La prossima volta non avrebbe avuto la necessità di partire da lontano, ma poteva affrontare il discorso direttamente.
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